Il rogo di Berlino
Che cosa resta negli occhi di una bambina che ha trascorso i primi anni dell'infanzia nascondendosi nei rifugi antiaerei, soffrendo fame e sete, mentre Berlino brucia?
Helga soffre di solitudine, di incomprensioni, vive un disagio enorme e soprattutto soffre per un amore che ha perduto senza un perché: è l'affetto di sua madre, che le manca disperatamente. Nel 1941 la mamma di Helga abbandona i due figli piccoli per seguire il programma folle di Hitler, che la vedrà impegnata come aguzzina nel lager di Birkenau. Come abbia potuto fare questo, dimenticare marito e figli in nome di un'ideologia che la porterà a sovrintendere allo sterminio di famiglie come la sua: questo è un interrogativo che diventa ossessione per la piccola Helga che, adulta, vorrà cercare la madre. E la trova. Ma come sarà quest'incontro, lo rivela il bel libro: 'Il rogo di Berlino', nelle pagine del quale la bambina rivive con lucidità ed eccezionale memoria sensazioni, angosce, piccole consolazioni di quegli anni di guerra. Dal buio della cantina o delle sistemazioni di emergenza, Helga sogna di poter infine uscire, rivedere luce, fiori, in una parola: respirare. Ha visto tanti morti, violenze, stupri, ragazzi sventrati, madri private dei figli, crudeltà a non finire.
Eppure, nel confronto con chi le vive a fianco, personaggi, quasi ombre, legate dall'assurdità di una condizione precaria e disperata, Helga si ritiene fortunata: 'Io avevo avuto poco, ma conoscevo per lo meno il colore del cielo e la dolcezza di una mela matura, l'euforia inebriante di quando ci si abbandona sull'altalena e il profumo, acre e unico, dell'erba tagliata di fresco'. Sensazioni vissute in passato, da piccolissima, attimi quasi rubati a una vita che le preparava ben altro. Berlino bruciava e la piccola, per mano al nonno, unica figura sensibile e dolce nell'amarezza dei luoghi e dei giorni, ricorda: 'Guardai il cielo e mi chiesi se Dio esistesse, se in quel momento mi vedesse e se provasse un po' di pietà. Pietà di una bambina vestita di cenci, dalle scarpe consumate e dalla pelle nera per la sporcizia'. Come dare torto a questi pensieri di una bambina travolta da eventi incomprensibili, apportatori di tanta sofferenza?
Ma Helga non perde mai la speranza e sogna. La guerra, nel 1945, è finita. Helga, ora una bella signora settantenne, vive in Italia, dove si è formata una famiglia.
Paola Radif















