In un libro i 10 anni di Presidenza CEI del Cardinale Bagnasco

28/11/2017
"Cose che ricordo” (San Paolo, pagine 144, euro 15,00) è un libro in cui Angelo Bagnasco, in conversazione con Ivan Maffeis, ripercorre i suoi 10 anni – dal marzo 2007 al maggio 2017 – come presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Le parole del cardinale cercano l’estrema chiarezza mentre si muovono tra considerazioni piene di idealità e opinioni molto puntuali su questioni la cui attualità è davvero cogente: la famiglia e l’emergenza educativa; i pericoli dell’individualismo; l’urgenza di essere Chiesa aperta, che incontra e va incontro; l’impegno dei cristiani nella società e nella politica; la lezione della crisi; il volto missionario del sacerdote; il fenomeno delle migrazioni e il bisogno di un’Europa forte e consapevole di sé.
Il libro verrà presentato lunedì 4 dicembre alle ore 17 in anteprima nazionale a Genova presso l’Auditorium “Eugenio Montale” del Teatro Carlo Felice. 
 
 
"Una Chiesa per tutti"
«Nell’infrangersi queste onde ci consegnano vite di gente disperata in fuga da fame, violenza, persecuzione e guerra; nel loro ritrarsi portano via giovani, che – alla stregua dei loro nonni – lasciano la nostra terra alla ricerca di un domani. Se ascolti il silenzio, puoi raccogliere le voci degli uni e degli altri. Arrivi e partenze s’intrecciano in un’unica storia, mescolata al largo dalla speranza di un nuovo giorno. 
Gli argomenti non mancano a chi per una decina d’anni – dal marzo 2007 al maggio 2017 – ha guidato come Presidente la Conferenza Episcopale Italiana. Un mandato simbolicamente coronato dalla visita del Papa a Genova. 
«Se vuoi un indice delle principali questioni, basterebbe ripercorrere le tappe di quella storica giornata e tornare sulle orme di quel figlio di emigrati – partiti da questo stesso molo – oggi successore di Pietro. Una giornata che l’ha visto dialogare con i rappresentanti del lavoro, quindi con sacerdoti e religiosi, poi con giovani e, ancora, piccoli ammalati e loro famigliari, prima di culminare nell’incontro con l’intero popolo di Dio». 
La nebbia avvolge i cantieri navali, icona di un patrimonio di competenze messo a dura prova da troppe commesse delocalizzate all’estero. «Qui il Papa ha usato parole che operai e imprenditori, sindacalisti e disoccupati, non dimenticheranno. Ha ricordato che dove manca il lavoro del lunedì, non è mai pienamente domenica». 
È breve la via che dal porto conduce alla Cattedrale di San Lorenzo; le sue navate hanno abbracciato un popolo di sacerdoti, religiosi e consacrate: «A loro il Santo Padre ha consegnato parole come frecce: si è soffermato su quanto siano essenziali la fraternità, il legame alla faccia concreta della gente e la disponibilità richiesta per poterla incontrare nelle periferie più bisognose, da quelle materiali a quelle del pensiero. «I nostri preti non dimenticheranno Papa Francesco, monito egli stesso a una testimonianza di fedeltà cristallina, di libertà da interessi e strutture, di respiro che spinge al largo, abitati dalla serena inquietudine che accompagna una sequela sempre più piena del Vangelo». 
Dalla Cattedrale alla Madonna della Guardia, che dal 1490 guarda la città abbarbicata tra i monti e il mare. «In questo santuario i nostri padri hanno pregato, chiedendo luce e forza per le vicende dell’umano esistere. Qui sono passati i destini di tutti in tempi cupi di guerra e grave incertezza. Da qui sempre ognuno è ripartito rinfrancato. Per incontrare i giovani Papa Francesco è salito quassù, ne ha ascoltato con attenzione le domande, li ha messi in guardia rispetto a una cultura che, apparentemente, offre tutto a portata di mano, ma che in realtà spesso satura e fa perdere la capacità di farsi un proprio giudizio personale. Li ha spronati a saper guardare in faccia la vita, a cogliere la realtà con gli occhi del discepolo per vincere ogni superficialità e lasciarsi coinvolgere in prima persona. Anche queste sono parole che non possono venir dimenticate». 
C’è un altro luogo che nel suo pellegrinaggio il Papa non ha voluto disertare; un luogo che ha contribuito a far conoscere e apprezzare questa città in Italia e nel mondo: l’Istituto Gaslini, simbolo d’eccellenza che riunisce ricerca, cura e assistenza pediatrica. 
«Piccoli pazienti e genitori provati dalla sofferenza non dimenticheranno il farsi prossimo del Santo Padre; quanti con passione e competenza si dedicano alle loro cure non scorderanno il suo incoraggiamento a svolgere un’opera tanto delicata, spinti dalla carità evangelica. La generosità e la tenerezza con cui si è chinato su ciascuno hanno reso viva e sperimentabile la presenza graffi ante del buon samaritano». 
Cala il sole quando il Papa, in riva al mare, riceve l’abbraccio corale della città. «Non dimenticheremo quel suo interpretare l’uomo d’oggi come una nave appesantita da tante merci, un marinaio stanco, provato dal male di vivere, desideroso unicamente di attraccare e spegnere le luci. Non dimenticheremo quel suo spronarci a riconoscere quanto il mondo – e noi stessi, in fondo, non siamo altro – abbia bisogno della Chiesa. Una Chiesa orante, attenta a gettare ogni giorno l’àncora in Dio, nella convinzione che è innanzitutto la preghiera la forza che spinge avanti. Una Chiesa preoccupata di non alzare la voce, ma d’andare incontro con disponibilità e mitezza. Una Chiesa missionaria, libera da agi e comodità che appesantiscono, capace di andare all’essenziale, lasciando ad altri le chiacchiere e le finte discussioni di quanti in definitiva ascoltano soltanto se stessi». 
«Questa città – perla splendente, avvolta dal vento, custodita da una conchiglia fatta di mari e monti, di cielo e terra – non dimenticherà quelle parole, si farà garante del loro destino». 
Il Porto. La Cattedrale. Il Santuario. L’Ospedale. La Piazza. I luoghi infilano parole, rimandano a contenuti di fondo – lavoro, vocazione, educazione, fragilità, comunità – rispetto ai quali l’unico imbarazzo rimane quello di scegliere da dove cominciare. 
«Partiamo, allora, dalla fede: la sua inattualità la rende l’autentica novità del nostro oggi, la vera rilevanza del nostro tempo. Partiamo dalla fede, che rimane il caso serio del credente e della Chiesa, la questione delle questioni, il filo che intreccia luoghi e persone nel segno della carità». 
Ivan Maffeis
 
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