Azzardo: oltre 400 persone al presidio contro la proroga

28/03/2017

F orse il presidio contro la proroga all’azzardo, che ha portato 400 persone davanti alla Regione Liguria, in Piazza De Ferrari, nella serata di lunedì 27 marzo scorso, non cambierà le cose. Ma ha cambiato la prospettiva con cui si deve guardare all’azzardo in città. Ha restituito l’immagine - forse inattesa, certamente rara di questi tempi - di una società civile eterogenea e compatta nella convinzione che prorogare l’azzardo non fa il bene della città.
Innegabile un certo stupore, persino in alcuni giornalisti di lunga esperienza presenti in piazza, nel ritrovare insieme così tante realtà diverse per orientamento e storia, convenute per rappresentare la faccia di una città plurale che, senza neppure uno slogan né un megafono per urlare, ribadisce il no all’azzardo con la sola trasversalità della propria presenza. Il messaggio è silenzioso ma eloquente: “Importante è esserci”. E ci sono sindacati, organizzazioni di ispirazione ecclesiale e laica, movimenti, associazioni, servizi territoriali, istituzioni culturali.
C’è la Consulta comunale per i giochi a premi in denaro e il Coordinamento Ligure Mettiamoci in gioco. Ci sono tanti cittadini comuni “attivi”, tra cui alcuni candidati a sindaco.
Ci sono anche politici locali e nazionali per lo più di centro-sinistra. Sul tema si confrontano schieramenti opposti e istituzioni diverse. Se non cambieranno le cose, il 2 maggio saranno prorogati i termini - fissati 5 anni fa dalla stessa Regione, ma con altra maggioranza - per adeguarsi al regolamento comunale, che prevede di non rinnovare la concessione ad “agenzie per la raccolta di scommesse, sale VLT o comunque esercizi commerciali dove vengono erogate delle vincite in denaro” nel raggio di 300 metri dai luoghi sensibili, quali scuole, università, luoghi di culto, impianti sportivi, per citarne alcuni, e nel raggio di 100 metri dagli sportelli bancomat.
Il regolamento varrà certamente per tutte le nuove aperture dal 2 maggio in poi. Per quelle già in essere, la Regione afferma che è troppo stringente e che, per un assunto ideologico, rischia di sacrificare 3000 posti di lavoro e una buona fetta dell’economia di molte tabaccherie e bar: la città, chiarisce la Giunta Toti, non può permettersi una tale sofferenza economica.
Il Comune - con la Consulta sul gioco, gli assessori competenti, molti esponenti dei Municipi - ed il mondo della società civile a larga maggioranza - quello dei servizi sociosanitari e del privato sociale, dell’associazionismo, del volontariato e del Terzo Settore, dall’Auxilium all’Arci, dalla Antiusura a CGIL, CISL e UIL, da Libera al Ceis, dall’Auser alle Acli, dal Cnca alla Uisp, dalla Comunità di S. Egidio a quella di S. Benedetto, per ricordarne alcuni - obiettano che il lavoro degli uni non può trascinare nel dramma la vita degli altri e delle loro famiglie. Eppure è un mondo che opera ogni giorno a favore di chi sta ai margini e ha ben presente il dramma della mancanza di lavoro. La Regione non nega i problemi legati alla ludopatia e la necessità di una presa in carico di chi si ammala, ma non vede la riduzione delle slot come l’inizio della soluzione.
Per il Comune e la galassia di realtà sociali, all’opposto, una città piena di macchinette e una società invasa dalla pubblicità dell’azzardo non sono una città salubre né una società sana.

LA VEGLIA DEI GESUITI
Lo avevano ribadito anche i Gesuiti della Chiesa del Gesù, in Piazza Matteotti - strutturalmente un tutt’uno con lo stesso palazzo della Regione.
La sera prima, domenica 26 marzo, al termine della S. Messa delle 21, molto frequentata, si erano recati con i fedeli in processione sotto i portici della Regione con un lumino in mano: poco prima il Vangelo di S. Giovanni aveva proclamato che Gesù è la vera luce e i Gesuiti, rappresentati in questa occasione da P. Cavallini, hanno voluto portare questa luce di verità sul dramma di tante persone e famiglie coinvolte nell’azzardo.
 

Mirco Mazzoli

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