A Cattedrale Aperta "I giovani di fronte alla vita" - intervista a Mons. Nicolò Anselmi

20/01/2017

In vista del secondo appuntamento di Cattedrale Aperta mercoledì 1 febbraio sul tema “I giovani di fronte alla vita” e che vedrà come relatori Don Michele Falabretti, Responsabile Nazionale per la Pastorale Giovanile, e Raffaele Bonanni, professore di Diritto delle Relazioni, abbiamo intervistato Mons. Nicolò Anselmi, Vescovo Ausiliare, da molti anni impegnato nel campo della formazione dei giovani.
Appuntamento in San Lorenzo mercoledì 1 febbraio 2017 a partire dalle ore 20.30

Mons. Anselmi, quali sono secondo lei la ricchezza principale e contemporaneamente la difficoltà più grande che un giovane oggi deve affrontare?
Indubbiamente i giovani in generale hanno dalla loro parte entusiasmo, forza, voglia di realizzare qualcosa di significativo nella loro vita; spesso sono brillanti e intelligenti. La cosa bella che vedo in tanti giovani è quella di essere aperti al prossimo e tendenzialmente fiduciosi nei confronti degli adulti.
Una loro difficoltà è quella di trovare realmente una società disponibile ad accoglierli e anche ad aspettarli.
Alcune fasce giovanili, e penso anche a molti stranieri che hanno oggettive difficoltà linguistiche, trovano grandi e spesso insormontabili difficoltà per un adeguato inserimento sociale.

Nel suo ministero tra i giovani, sia a livello diocesano sia a livello nazionale, quali sono i desideri più grandi, ma anche le paure che ha visto nei loro occhi e nei loro cuori?
Il desiderio dei giovani è quello di tutti gli uomini: è un desiderio più a meno esplicito di felicità da realizzarsi anche in modo semplice. I giovani in fondo cercano l’amore, un fidanzamento, un lavoro anche semplice ma sicuro che garantisca una vita bella e serena.
Purtroppo il clima culturale individualista, frammentato e frenetico rende difficili anche le amicizie fra i giovani.
Molti di loro sono segnati da sofferenze familiari e affettive; la loro storia li rende impauriti e spesso preferiscono non essere coinvolti in serie relazioni affettive.
La cultura dei social network, inoltre, da questo punto di vista non è rassicurante; si temono i ‘post’, che possano ferire o che rendano pubblico ciò che invece deve essere personale e privato.

Spesso si sente dire che un giovane oggi rispetto alle generazioni passate trova maggiori difficoltà a intraprendere la sua strada, sia lavorativa sia personale, eppure le possibilità che hanno a disposizione sono più numerose. Qual è l’elemento che secondo lei ha portato a questa situazione e come si può superare?
Da punto di vista lavorativo, indubbiamente oggi le offerte di lavoro, almeno sul territorio nazionale, sono molto ridotte rispetto ad un tempo; le innovazioni tecnologiche hanno ridotto le opportunità. Il lavoro è importante dal punto di vista vocazionale.
Oggi quasi tutte le ragazze cercano lavoro; ieri non era così. Io non sono un esperto di politiche lavorative, tuttavia, da parte mia penso che l’unica soluzione pacifica sia quella di lavorare tutti un po’ meno, accettando la penalità di guadagnare un po’ meno ma incassando la possibilità di essere tutti più sereni ed avere tempo per stare insieme.

La fede in che modo può sostenere un giovane nella costruzione della sua vita e in che modo può essere vissuta ogni giorno come testimonianza e punto di partenza per aprirsi agli altri?
La Fede, cioè la certezza di essere amati da Dio ed il desiderio di partecipare alla vita della Chiesa, sono un grande motore di speranza.
La comunità cristiana spesso diventa per i giovani un appoggio concreto che completa ciò che le famiglie non riescono a fare. Nella Chiesa i giovani trovano altri adulti disponibili con gratuità ad ascoltarli e coetanei con cui realizzare piccoli e grandi sogni.
Non dimentichiamo che la preghiera stessa ha una sua efficacia e Dio ascolta i desideri dei suoi figli. Come sempre la testimonianza cristiana passa attraverso una vita pacificata e gioiosa, capace di dare un senso anche alla sofferenza e di superare le cadute e i fallimenti. E’ importante che un giovane sappia parlare esplicitamente di Gesù, della sua esistenza storica, della ragionevolezza della Fede.

I giovani della diocesi in quest’anno sono chiamati ad essere missionari; ma da dove possono trarre la capacità e i carismi per realizzare una missione che sia efficace?
Lo slancio missionario nasce da un desiderio spontaneo di comunicare ciò che di bello possediamo; chi è appassionato di montagna o è innamorato di una persona, quasi senza accorgersene è portato a parlarne a chi incontra.
Gesù ha garantito di essere presente nella missione evangelizzatrice della Chiesa ed ha mandato lo Spirito Santo per sostenerne l’opera.
La missione, così come è stata pensata nella nostra diocesi, si muove soprattutto con lo stile dell’ordinarietà, grazie alla presenza di giovani credenti nei luoghi già frequentati dai loro coetanei: l’università, lo sport, la scuola, la strada, i luoghi della sofferenza dei giovani; in questi luoghi ordinari, i giovani propongono attraverso mezzi normali (feste, conferenze, servizi di carità), la persona di Gesù che dona a tutti una Gioia Piena.
 

a cura di Laura Ferrero

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