Il Vangelo della Domenica
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Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità

Domenica di Pentecoste (20 maggio 2018)

La costituzione della comunità dei cristiani è completa quando l’ultima promessa di Gesù si realizza: l’infusione dello Spirito Santo, quale anima del corpo mistico. E – per la presenza misteriosa dello Spirito Santo – la Chiesa fruisce di carismi, doni straordinari, i quali, nella loro varietà, hanno lo scopo di agevolare l’edificazione dei credenti in unità. Definitivo carisma agli Apostoli: la facoltà di perdonare i peccati. Il brano fa parte già della Liturgia della Parola della II domenica di Pasqua. L’evento è datato dalla sera del “giorno stesso” della Risurrezione.

L’evangelista, il quale scrive quando già la comunità cristiana solennizza la domenica, facendo memoriale appunto dell’avvenimento straordinario, rimarca che è “il primo giorno dopo il sabato”. I discepoli stanno nascosti in casa, con le porte chiuse, “per timore dei Giudei”, i quali, dopo aver crocifisso il Nazareno, si presume che vogliano eliminare i suoi seguaci, almeno i più vicini, i più convinti. Nonostante le porte chiuse, Gesù viene, perché la sua persona di risorto non è più condizionata dalla materia e dalle distanze spaziali: il corpo risorto ha qualità nuove, diverse da quelle proprie dell’esistenza terrena. Gesù viene e “si ferma in mezzo a loro”: è il Signore, il quale sta al centro della comunità dei credenti. Egli è il riferimento imprescindibile della fede. Il suo saluto augurale – “pace a voi” – non è la convenzionale espressione corrente tra gli ebrei – “shalom” – ma implica qualcosa di più sublime, di più perfetto, che Gesù auspica e nel contempo attua veramente, data l’efficacia della parola divina. Augura e realizza la “pace” autentica che, secondo la Bibbia, è armonia con la natura, con se stessi, con il prossimo e quindi con Dio, del quale è dono. La pace nell’A.T. era segno della presenza operante di Dio. Nel Nuovo Testamento è la presenza di Gesù in mezzo alla comunità che è sorgente e realtà della pace. Quando infatti la tristezza aveva invaso i discepoli che stavano per essere separati dal loro Maestro, Gesù li aveva rassicurati: “vi lascio la pace vi do la mia pace” (Gv 14,27). Ed ora la sua pace, che non è legata alla sua presenza terrena, bensì alla sua vittoria sulla morte (estrema conseguenza del peccato-disarmonia-offesa di Dio), Gesù può donarla in maniera perfetta. Per questo e per la certezza della risurrezione di Gesù, la cui identità è documentata dalle ferite nelle mani e nel costato, provocate dalla crocifissione, i discepoli “gioiscono”.

Non soltanto interiormente, ma evidentemente anche con atteggiamenti esteriori e parole di esultanza, se Gesù ancora ripete, quasi a richiamare la loro attenzione, “pace a voi”. Una pace, tuttavia, che non si esaurisce nei discepoli, ma è destinata ad essere comunicata.

Fonte: Il Cittadino
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