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Giacomo Della Chiesa e la illuminata sfida della stampa cattolica

Ne è testimonianza una missiva inviata all'amico Pietro Ansaldo

Giacomo Della Chiesa e la illuminata sfida della stampa cattolica

Nel centenario della morte, avvenuta il 22 gennaio 1922, di Benedetto XV, il genovese Giacomo Della Chiesa, viene spontaneo desiderare di approfondire la sua personalità, anche alla luce di una missiva inviata all'amico Pietro Ansaldo il 13 novembre 1875, in cui il futuro Pontefice riflette sulla necessità di avviare la cosiddetta "buona stampa", in particolare attraverso l'allora quotidiano "Il Cittadino".
Giacomo, mentre scrive all’amico, è già proteso verso la “Capitale del Mondo Cattolico”, nutrendo questa semplice aspirazione: “arricchire la mia mente delle teologiche dottrine e fortificarmi nella pietà, salire al Sacerdozio”, trovando nel Collegio Capranica il luogo dove “attendere allo studio con quella lena onde ora a lui potrò e certamente vorrò consacrarmi”.

Il cuore del giovane avverte la ferita del distacco, innanzitutto dalla famiglia, “che – così scrive – ho sempre tenerissimamente amata”, ma anche dagli amici e dai colleghi di università, dei cui progressi negli studi desidera essere sempre informato.

Dolcissima è l’espressione che egli usa per indicare il persistente affetto nei confronti della sua città natale, della famiglia e degli amici: “Coelum non animum muto (ossia cambio il luogo sotto il cielo, ma non il mio animo) circa all’affetto mio per Genova”.
Allontanandosi fisicamente dalla sua città, Giacomo lascia agli amici ben più di un semplice saluto, per quanto carico di affetto, ma la consegna a continuare un vero “apostolato laicale”, in particolare attraverso la “buona stampa”.
Con giovanile e schietto entusiasmo, il Della Chiesa scrive al suo amico parole che risuonano sempre attuali: “oggigiorno non si può vivere nell’ignoranza di ciò che intorno, o più lontano, accade”, ricordando che quale giornale sinceramente cattolico “comparve il ‘Cittadino’, la cui aurora fu dai cattolici salutata come foriera di un bellissimo Sole; io stesso fui tra questi”. Proprio per l’importanza del suo ruolo di informazione e di formazione, Giacomo auspica per la stampa cattolica livelli sempre più alti: “che si procurasse più frequenti corrispondenze, da Roma specialmente, e che scrivesse articoli di fondo più lunghi e accurati.
Sarebbe oggi tempo che all’Appendice sostituisse articoli di elaborata critica, specialmente sulla stampa avversa, e che poi, ciò che pure ha un gran peso, curasse molto la fuga degli errori e storici e filologici”.

Insomma, il giovane Giacomo Della Chiesa descrive una stampa cattolica di qualità, che non sia inferiore rispetto a quella laicista, e che sappia fornire al lettore gli strumenti idonei per una ragionata ed argomentata critica delle tesi avversarie.
Ne nasce quindi un forte stimolo al suo amico, affinché offra il suo contributo al Cittadino: “questa utilità (ossia la dotazione di strumenti critici e argomentativi) io la vorrei arrecata alla mia Genova per mezzo del Cittadino e più specialmente per la tua penna: tu conosci la Storia, sai quindi mettere a nudo una falsità; tu conosci le filosofiche discipline, sai quindi abbattere un sofisma. Ma se sai, perché non fai?”.

Davvero straordinaria appare la “modernità” dell’invito con cui Giacomo Della Chiesa chiude la lettera all’amico Pietro Ansaldo: “Vedi! I laici possono ancora avere la priorità del tempo sui sacerdoti, questi devono ritardare di più il loro Apostolato”.
Come si può non restare coinvolti da queste parole tanto accorate e, pur affettuosamente, taglienti: “Se sai, perché non fai?”. Nell’avviarsi verso Roma, dove avrebbe percorso la strada assegnatagli dalla Provvidenza verso il Soglio di Pietro, il nostro Della Chiesa sembra lasciare non solo ai suoi amici di allora, ma a tutte le generazioni di cattolici genovesi che sarebbero seguite, in particolare ai giovani, lo stesso invito ad un serio e fattivo impegno (“aspetto i fatti come risposta”) nella buona battaglia, da combattere attraverso adeguati mezzi di informazione, che sappiano essere, sotto ogni aspetto, all’altezza delle sfide dei tempi.

Fonte: Il Cittadino
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