Comunità diocesana
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Chiesa sinodale della reciprocità

Intervista a Suor Nathalie Becquart, ospite all’evento conclusivo del secondo anno del Sinodo a Genova

Chiesa sinodale della reciprocità

Nell’ambito dell’evento conclusivo del secondo anno del cammino sinodale diocesano, ospitato alla Sala Grecale al Porto Antico sabato 10 giugno, ha portato la sua testimonianza Sr. Nathalie Becquart, nominata da Papa Francesco nel febbraio 2021 sottosegretaria del Sinodo dei Vescovi. Religiosa, laureata in imprenditoria, Sr. Nathalie ha studiato teologia e filosofia al Centre Sèvres (il seminario gesuita di Parigi) e sociologia presso la Scuola di Studi Avanzati nelle Scienze Sociali. In seguito ha seguito un corso di teologia presso la Boston College School of Theology and Ministry per specializzarsi in ecclesiologia conducendo ricerche sulla sinodalità. Rispetto alle testimonianze offerte dall’Equipe sinodale, che nel corso della mattinata ha sintetizzato i frutti del lavoro del secondo anno, incentrato sui tre Cantieri di Betania scelti dalla Diocesi, Sr. Nathalie, presentando il libro “Camminare insieme” di cui lei stessa ha curato l’introduzione, ha offerto una sintesi dell’idea di Chiesa sinodale delineata dal Papa, fatta di corresponsabilità e partecipazione.

In base alla tua esperienza e anche ai tuoi studi sul tema della sinodalità, ci puoi aiutare a conoscere meglio la Chiesa sinodale di Papa Francesco? Nell’introduzione al libro Camminare insieme, che raccoglie le riflessioni del Papa sulla sinodalità, declinate nei suoi discorsi e nelle sue omelie, tu affermi che, a ben guardare, già dalla sua prima apparizione dal balcone di Piazza San Pietro era chiaro questo stile sinodale che contraddistingue poi tutto il suo pontificato…
La chiamata di Papa Francesco a questo impegno per la sinodalità è stata per me una sorpresa ma non una rivoluzione; è qualcosa che ha cambiato la mia vita, perché mi ha fatto sentire la chiamata dello Spirito. Lavorare sulla sinodalità mi ha permesso di capire che questo stile rappresenta oggi l’unica strada di evangelizzazione, l’unico modo di fare pastorale giovanile, ma più in generale di fare pastorale in questo momento. Tutti dobbiamo diventare missionari della sinodalità.
Papa Francesco ha detto: “Non basta fare un Sinodo. Bisogna essere un Sinodo”. La sfida è la nostra conversione personale e come Chiesa, per essere Sinodo, per diventare consacrati sinodali, laici sinodali, sacerdoti sinodali, vescovi sinodali... e questo, come ho scritto, è lo stile di Papa Francesco. Tutti ricordiamo la sua prima apparizione dal balcone in San Pietro: in quel momento ha iniziato la sua conversazione e la sua relazione con la gente, uno scambio reciproco. Questo è lo stile dell’umiltà, perché nella Chiesa sinodale tutti parlano e tutti ascoltano. La Chiesa sinodale, come ha detto il Papa, è una Chiesa che sta imparando, e anche il Papa lo avverte per se stesso, come Pastore che fa parte del popolo di Dio. Per questo il Papa chiede sempre preghiere per sé, in una dimensione di reciprocità e relazione. La sfida della sinodalità, oggi, è la sfida dello stare insieme, nella reciprocità fra tutti i membri della Chiesa e nella reciprocità con tutto il mondo. La Chiesa oggi può imparare ad ampliare la collaborazione, con questo stile sinodale. Nella mia esperienza con la pastorale giovanile, ho capito che siamo migliori insieme. Una chiave per impostare il cammino con i giovani è quella di creare una co-leadership con gli e adulti, per favorire la partecipazione e la corresponsabilità.

Siamo alla conclusione di questo secondo anno di cammino che stanno compiendo insieme a noi tutte le Diocesi del mondo - e forse questo è in se stesso un segno di novità da valorizzare - per farci vivere la Chiesa sinodale di cui abbiamo parlato poco fa. A che punto siamo di questo percorso che da “comunione, partecipazione e missione” sta provando a coinvolgere tutti, i vicini e i lontani, con l’ascolto dal basso? Partiamo dal presupposto che non sono mancate in questo cammino alcune resistenze e fatiche per diverse ragioni (ne hanno parlato anche i vescovi italiani nell’ultima assemblea), e il Papa stesso all’inizio del cammino ne ha evidenziato i possibili rischi, ossia il formalismo, l’intellettualismo, l’immobilismo…
È vero, lo abbiamo visto e ascoltato anche qui, dall’Equipe sinodale. La chiamata alla sinodalità è una chiamata ad una conversione e ad un cambiamento, al non fare sempre così! Tutti i cambiamenti, nella politica, nel mondo economico, nella Chiesa, nelle comunità, portano paure e resistenze, ma questo è umano, e va compreso! Tutti ovviamente preferiamo non avere paure, conoscere la strada. Le resistenze sono però il segno che qualcosa si fa e sta cambiando! Tutti noi che oggi siamo qui abbiamo fatto un cammino, che sia vocazionale, matrimoniale... Nella nostra vita spirituale c’è stato il tempo della consolazione, della desolazione, della resistenza, dell’ascolto dello Spirito, e oggi siamo qui! Dobbiamo essere consapevoli che il punto di partenza della sinodalità è la realtà. Il cammino si fa a poco a poco, nella comprensione delle paure di tutti. Ma dobbiamo farci una domanda: vogliamo essere guidati dalle paure, oppure seguire la chiamata di Dio e dello Spirito Santo? Il Concilio Vaticano II ha dato vita ai Sinodi, e il discernimento nato dagli ultimi Sinodi ha messo in primo piano la sinodalità come strada per la Chiesa missionaria nell’evangelizzazione. La sinodalità è la vocazione della Chiesa per questo mondo di oggi. In base alla mia esperienza, questo stile sinodale dell’ascolto porta molti più frutti. È evidente che non è sufficientemente parlare della sinodalità, ma bisogna aumentare la consapevolezza che questa dimensione è un segno della presenza viva di Dio, ed è un’arte! La sfida è oggi quella di aprire questa esperienza di sinodalità il più possibile, nel metodo della conversazione spirituale. Le persone che potranno sperimentare questa esperienza sapranno andare oltre le proprie paure e resistenze.

A ottobre 2023 ci sarà l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, con una seconda sessione nel 2024 per favorire un discernimento più prolungato. Per volontà del Papa la partecipazione sarà estesa anche ai “non vescovi”, cioè ai sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati e ai laici, non più come uditori, nell’ottica di quella corresponsabilità che caratterizza la Chiesa sinodale… E tu sarai la prima donna con diritto di voto.
Sì, ma non sarò la sola, perché nel prossimo sinodo dei Vescovi di ottobre, per volontà di Papa Francesco, parteciperanno anche non Vescovi, 60 membri, e la metà saranno donne. Questo perché il Sinodo affronterà il tema della partecipazione di tutti, quindi anche dei laici e delle donne. Ho visto, nella mia esperienza nelle equipe sinodali, che il lavoro fra uomini e donne insieme è molto più ricco, perché porta una pluralità di sguardi. In un mondo in cui l’evangelizzazione è difficile - siamo in un momento di grandi cambiamenti - c’è più bisogno di fare una condivisione reale delle diversità di sguardi e di analisi, e il discernimento è più efficace se fatto così, fra uomini e donne. Tutti i Sinodi precedenti, nelle sintesi delle Diocesi di tutto il mondo, hanno in comune la necessità di una maggiore partecipazione delle donne, anche nei processi decisionali.

Fonte: Il Cittadino
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